Presentato all’ultima edizione del Festival Vision du réel di Nyon nella sezione Borderlight, il film Tristan forever di Tobias Nölle e Loran Bonnardot ci trasporta in un luogo da sogno, quasi disabitato, nel quale però bisogna comunque fare i conti con la solitudine e il mal de vivre.
Dopo averlo presentato alla 76ma edizione della Berlinale, Tristan forever arriva a Nyon. Un docufilm il cui protagonista è un medico parigino Loran Bonnardot (attore nel film, e anche regista e sceneggiatore assieme a Tobias Nölle), dal 1996 assiduo frequentatore di una sperdutissima e quasi disabitata isola (meno di 300 abitanti vi risiedono) dal nome Tristan da Cunha, situata in un arcipelago al centro dell’Oceano Atlantico e raggiungibile solo dopo diversi giorni di navigazione da Città del Capo.
Loran Bonnardot ha lavorato per moltissimi anni come medico per Medici Senza Frontiere in diverse zone di guerra; a Tristan da Cunha, dove ha diversi amici, ha trovato spesso un rifugio e, ora, che ha deciso di non lavorare più come medico, torna sull’isola per chiedere il permesso di residenza definitivo. Per poterlo fare deve trovarsi un lavoro ed essere accettato da una comunità che si è data, negli anni, regole ferree per vivere insieme in pace.
Questa comunità è la stessa che, nel 1961 (con evidenti variazioni di anni e di generazioni), dopo l’eruzione del vulcano, era stata sfollata tutta intera in Inghilterra e che, nonostante gli agi, dopo due anni di esilio, aveva deciso all’unanimità di ritornare sull’isola.
L'isola è un luogo mozzafiato, - e difatti i paesaggi straordinari sono il punto di forza del docufilm -, in cui la natura e gli animali in tutta la loro libertà ci raccontano una storia nella storia, e il racconto dell’arrivo di Loran sull’isola è un racconto delicato, verosimile, - anche se, a tratti, a mio avviso, la sceneggiatura poteva essere meno costruita -, così come l’indecisione di Loran, una volta ottenuto il permesso di residenza sull’isola, se restare oppure no, che risveglia in tutti noi quell’enorme e struggente interrogativo del dove e del come trovare il nostro posto nel mondo.
Un film che dona meraviglia, dall’inizio alla fine. Da vedere.