Dal 14 al 23 novembre 2025 a Ginevra comincia FILMAR, il più importante festival dedicato al cinema e alle culture latino-americane della Svizzera. Aprirà questa 27esima edizione il film La Ola di Sebastián Lelio (Cile, 2025). Ospite speciale sarà Albertina Carri, regista oramai di fama della nouvelle vague argentina e della produzione underground latino-americana. Della regista saranno proposti sei lungometraggi e un cortometraggio.
I numeri di questa edizione: 68 film, 23 ospiti, 16 paesi coinvolti, e un concetto intorno al quale pubblico e artisti si riuniranno e discuteranno: Vivere non dovrebbe mai essere una lotta. Se la programmazione di questa 27a edizione fa eco alle derive autoritarie del nostro tempo, essa esprime soprattutto una resistenza che coniuga l'intimo e il collettivo. Il festival rende omaggio ad artisti che, di fronte alle avversità, hanno tracciato la propria strada e rifiutato i destini imposti. Che si esprimano attraverso il cinema, l'architettura, la musica o la scrittura, la loro capacità di superare i confini della narrazione apre la strada alla riconquista di territori – interni ed esterni – a lungo confiscati.
Questa riappropriazione simultanea dei corpi e dello spazio prende forma innanzitutto nell'audace architettura di Freddy Mamani, architetto boliviano che ridisegna la città di El Alto e afferma il ritrovato orgoglio del popolo aymara. Ma la ritroviamo anche nei lungometraggi che esplorano traiettorie e racconti intimi e collettivi: famiglie (scelte o meno) emarginate, in cui diversi personaggi riescono a liberarsi e a gioire per esempio durante un road trip poliamoroso, oppure ribellandosi, a settanta anni, ai limiti imposti da un regime dittatoriale distopico. O ancora, con una campagna elettorale di una politica che dà voce alle minoranze, o con le coreografie di alcune studentesse che chiedono giustizia in un campus afflitto dalla violenza sessista.
Una mostra e una rassegna completa saranno dedicate alla regista argentina Albertina Carri che da tempo ormai si è affermata come una figura di spicco del nuovo cinema argentino. Vasto ed eterogeneo il suo universo, che affascina per la sua insolenza nei confronti delle norme stabilite e per la sua rigorosa ricerca estetica. Attraverso lungometraggi, cortometraggi e film per la televisione, Carri ha sviluppato una ricerca formale che oscilla tra documentario e finzione, tra archivi e creazioni inedite.
All'origine del suo immaginario c'è un trauma: i suoi genitori, intellettuali e attivisti politici, furono assassinati dalla dittatura nel 1977, quando lei aveva solo quattro anni. Questa perdita iniziale permea tutta la sua opera, alimentando una riflessione intima sull'eredità dell'impegno militante dei suoi predecessori.
Se i suoi documentari Los Rubios (2003) e Cuatreros (2016) propongono un approccio autobiografico diretto, è verso la finzione che si rivolge per esplorarne le ripercussioni sulle strutture sociali: Géminis (2005) analizza le fratture di una famiglia borghese, La Rabia (2008) indaga un'infanzia segnata dalla violenza in una comunità rurale.
Carri si distingue per la sua pratica sovversiva dei generi popolari – film noir, road movie, porno – che lei stravolge trasformandoli in strumenti di critica sociale e politica. La sua opera esamina i rapporti di classe, le questioni di genere e di sessualità, mettendo in primo piano i corpi «invisibili» nel sistema di rappresentazione dominante. È il caso, in particolare, di Las Hijas Del Fuego (2018), dove l'emancipazione carnale dei personaggi femminili è tale da diventare un vettore di resistenza collettiva.
Di fronte alle turbolenze politiche ed economiche che scuotono l'Argentina e minacciano direttamente le sue istituzioni culturali, Carri fa parte di una generazione di registi che rifiutano di capitolare di fronte agli attacchi del governo. Il suo ultimo lungometraggio, ¡Caigan las rosas blancas! (2025), dimostra che la sua opera rimane un focolaio di creatività e trasgressione in un clima di crescente ostilità verso il cinema d'autore.
Venerdi' 14 novembre, il festival si apre con La Ola di Sebastián Lelio (Cile, 2025), sabato 15 invece si comincia la giornata di festival con Cuerpo Celeste di Nayra Ilic García (Cile, Italia, 2025), alle 13.30 al cinema du Grütli – Salle Simon.
Per il programma completo del festival: https://filmar.ch/programme/?fs=0&view=days