Il film Au pays de nos frères (In the Land of Brothers) di Raha Amirfazl e Alireza Ghasemi è stato presentato domenica 9 marzo al cinema Grütli di Ginevra, al Festival e Forum dei Diritti Umani. Uno splendido affresco della realtà durissima in cui vivono milioni di afgani in esilio in Iran.
Raha Amirfazli, cineasta iraniana, realizzatrice di diversi cortometraggi presentati anche all’estero (Madness (15’) 2017, Nausea (20’) 2018, Disinfection (5’) 2020 e Solar eclipse 2020) e Alireza Ghasemi, sceneggiatore, regista e produttore cinematografico iraniano, hanno realizzato insieme Au pays de nos frères (In the Land of Brothers) in concorso al FIFDH di Ginevra (7-16 marzo 2025), nella sezione Fiction, e già Premio per la migliore regia al Sundance Festival.
A causa dell’invasione americana in Afghanistan, in questi anni quasi 4 milioni di afgani sono fuggiti verso l’Iran, considerato il «paese dei nostri fratelli», in cerca di pace e di lavoro. Tuttavia il film, con agghiacciante realismo, ci racconta come vive realmente una famiglia una volta raggiunto l’Iran. Tre storie, sono il fil rouge di Au pays de nos frères, tre storie tra loro diverse ma accomunate, da un lato, dalla speranza di avere un futuro migliore in esilio, dall’altro, dalla dura realtà in cui i tre si ritrovano privi di qualsiasi diritto.
Mohammad è un giovane studente brillante, si impegna a scuola, lavora, tuttavia, a causa (anche) della sua bellezza sarà perseguitato dalla polizia iraniana. Mohammad riuscirà a sottrarsi alla loro arroganza per qualche mese ma, nel frattempo, nessuno potrà più restituirgli l’innocenza e i sogni perduti. Leila è una giovane donna, sogna di costruirsi una famiglia, studia l’inglese, eppure, anche se trova lavoro presso una coppia benestante, la mancanza di documenti la rende di fatto una schiava nella precarietà assoluta. E infine la storia di Qasem, forse la storia più delicata e allo stesso tempo la più dolorosa, nella quale spicca tutta la volgarità del sistema burocratico e politico dell’Iran (ma potremmo dire la stessa cosa anche di tantissimi altri paesi del mondo), per cui l’ottenimento della cittadinanza non avviene per diritto ma per malsana e vaga pietà.
Film intenso, costruito in tre capitoli distinti, tutti estremamente coinvolgenti. Bellissima la fotografia, i primi piani di Mohammad, di Leila e di Qasem. Splendido anche il paesaggio che "circonda" gli esuli. Non è un caso, personaggi e paesaggi si contraddistinguono per umanità e dignità i primi, e per bellezza i secondi, in evidente contrasto con la brutalità e la rozzezza del potere.
FIFDH di Ginevra dal 7 al 16 marzo 2025: https://fifdh.org/festival/