Alla 26esima edizione del Festival Filmar dell’America latina a Ginevra, Marcelo Caetano, dopo Body electric (2017), ha presentato il suo ultimo lungometraggio Baby: una storia di grande miseria e di grande nobiltà.
Brasile, San Paolo, Wellington (João Pedro Mariano), diciotto anni, esce di prigione dopo due anni. In strada viene a sapere dall’assistente sociale che i suoi genitori sono andati via; l’appartamento difatti è vuoto. Wellington è abbastanza perplesso: «perché sono andati via?» e «dove sono andati?»; l’assistente non sa che fare, occorre una firma di un adulto, senza la quale non può lasciarlo andare… per fortuna una donna (forse una vicina di casa) firma al posto dei genitori.
Wellington è finalmente libero ma abbastanza disorientato in giro per le strade affollate di San Paolo. Si reca al posto di lavoro della madre ma scopre che si è licenziata. Il padre poliziotto, non lo vuole e non lo può vedere, perché l'uomo lo ha rinnegato (forse) per il reato commesso (non sappiamo quale) e per la sua omosessualità. Ma questo è solo l’inizio del film, l’incipit potremmo dire, nel quale il nostro giovane protagonista si ritrova dentro una voragine: «Che faccio? Dove vado?»
Come ha spiegato lo stesso Caetano in una recente intervista, in Brasile si vive un momento storico in cui c’è un fondamentalismo religioso cristiano molto forte, e la vita per gli omosessuali è diventata molto complicata. La famiglia tradizionale poi, per tantissime persone, è ormai la famiglia che abbandona, e sono invece le famiglie alternative che accolgono. In una città affollata come San Paolo, sono amanti amici o vicini di casa che ti tolgono dalla strada.
Non è dunque un caso che Wellington vada subito a trovare i suoi amici queer, che in preda all’euforia lo condurranno in un cinema a luci rosse dove si prostituisce Ronaldo (Ricardo Teodoro), un uomo molto più grande, da cui il giovane si sente attratto moltissimo.
Nel vuoto in cui si trova Wellington, Ronaldo sembra essere l’unica ancora di salvezza, e la stanzetta squallida in cui vive l’uomo, l’unico posto in cui per il momento il giovane può stare, sebbene debba prostituirsi (col nome d’arte di Baby) e fare il palo a Ronaldo mentre questi vende droga.
In un saliscendi di emozioni e di esperienze poco costruttive per il giovane, Caetano costruisce un personaggio che ha, al di là della evidente miseria in cui è costretto a vivere come tanti altri, coraggio e soprattutto tanta dignità.
Un secondo lungometraggio questo del regista brasiliano, impegnato anche in lavori con la TV, assolutamente convincente e a tratti molto commuovente, dove delicatezza e brutalità si confondono così come generosità ed egocentrismo, perché tutti i protagonisti della storia (anche la ex di Ronaldo, ora in coppia con una donna) vivono negli estremi, tra difficoltà economiche e gentilezza d’animo.
In un contesto di lotta per una sopravvivenza appena dignitosa, Caetano ci regala dei personaggi (tutti interpretati benissimo) abbastanza reali in quel loro mostrarsi umili ma amorevoli, in una comunità, quella queer, che sa essere solidale e vero ultimo baluardo.
Il Festival Filmar su internet: https://filmar.ch/?fs=0&view=days