© Chiara Pasqualini

Je crois que dehors c’est le printemps di Gaia Saitta e Giorgio Barberio Corsetti è andato in scena lo scorso 5 e 6 settembre 2024 all’Usine à Gaz di Nyon per il Festival La Bâtie di Ginevra. Il testo di Concita De Gregorio "Mi sa che fuori è primavera" riprende un fatto di cronaca avvenuto nel Canton Vaud il 28 gennaio 2011.

Irina è una donna italiana che vive da diversi anni in Svizzera romanda. Irina lavora a Losanna in una multinazionale molto famosa, ha un bel lavoro, delle grandi responsabilità e un buon stipendio. Nella stessa azienda lavora anche il marito Matthias, nato in Canada ma cittadino svizzero, di origini della svizzera tedesca. I due si sono conosciuti al lavoro, Matthias però rispetto a Irina ha fatto meno carriera. Matthias e Irina hanno due figlie gemelle, Alessia e Livia.

Subito dopo il matrimonio, Irina scopre che Matthias è un uomo oltremodo possessivo e preciso, solo per fare qualche esempio, l'uomo ben presto ricopre ogni luogo della casa di post-it in cui ci sono delle “istruzioni per l’uso” per qualsiasi cosa. Irina è abbastanza infastidita da questo comportamento indisponente e fuori dalla norma del marito, e più passa il tempo e più si sente soffocare tanto da decidere di separarsi. Solo a posteriori Irina capirà la vera natura malata e ossessiva di quelle istruzioni.

Je crois que dehors c’est le printemps è uno spettacolo di Gaia Saitta (in scena da sola, coadiuvata di volta in volta dal pubblico) e di Giorgio Barberio Corsetti, che ha debuttato al Teatro di Vidy di Losanna nell'aprile del 2022, poi in tournée in Francia e in Belgio e ora di nuovo in scena in Svizzera. Il testo, molto bello, è della giornalista italiana Concita De Gregorio che, a ritroso, riscrive la storia di questa donna, oggetto, all’improvviso, di un tritacarne emotivo.

Il fatto di cronaca è il seguente: Il 30 gennaio 2011 Matthias scompare assieme alle sue due figlie gemelle, Alessia e Livia. Sapremo solo successivamente che l’uomo partendo con la sua macchina dalla Svizzera attraverserà diverse città francesi e poi arriverà in Italia per suicidarsi in Puglia. Delle bambine però nessuna traccia, nessuno le ha viste, i filmati inquadrano sempre l'uomo da solo. Un messaggio di Matthias inviato a Irina però, lascia intendere che l'uomo le abbia uccise e poi si sia tolto la vita.

Il testo di Concita de Gregorio si muove su più momenti temporali: la vita di Irina in quanto moglie e madre, i giorni della tragedia e la voglia a tutti i costi di scoprire dove siano le figlie, sottolineando le sbavature dell’inchiesta, le risposte frettolose che la donna ha ricevuto, l’etichetta de “L’italiana” con la quale la apostrofano più volte e con un filo di razzismo, e la volontà che si ha di mettere il prima possibile la parola fine alle ricerche, per spegnere i riflettori, in un paese che è abituato a dare un immagine di sé in cui tutto va sempre bene, e ciò sebbene Irina sia sempre più convinta che le due bambine non abbiano mai lasciato la Svizzera. E poi c’è il dopo: come questa donna in qualche modo ricominci a vivere, nonostante tutto, e riesca ad innamorarsi di nuovo, nonostante tutto.

Nello spettacolo, Gaia Saitta racconta questa storia con la dovuta lentezza, a tratti con rabbia, come è giusto che sia, a tratti con una naturale emozione, per la perdita, per l’assenza, per il mistero di dove siano le due bambine, all’epoca dei fatti di 6 anni. L'attrice accoglie in scena il pubblico e filma durante il racconto le loro emozioni, perché ci sia un dolore collettivo oltre che privato, e perché tutti siano un po' responsabili di quello che è accaduto, (per esempio la psicologa che li aveva seguiti nella terapia di coppia e che non risponderà più a Irina, o la famiglia di Matthias), perché solo nel e con il collettivo certe tragedie si possono metabolizzare, e difatti Irina Lucidi anche grazie al sostegno e ai messaggi ricevuti dalla gente, è riuscita a ri-vivere; e con l'aiuto della forza delle parole, del dire, a elaborare un lutto in assenza dei corpi.

In ultimo, in Je crois que dehors c’est le printemps c’è anche il chiaro intento di un messaggio universale, perché la storia di Irina accomuna tantissimi altri fatti di cronaca e un sistema culturale difficile da sradicare: un uomo possessivo, ossessivo, dominante, che fa fatica ad accettare una separazione, che uccide e che in alcuni casi si uccide, e poco importa se sia un femminicidio o un infanticidio. La storia di Irina Lucidi rispolvera un concetto che dovrebbe essere una ovvietà: in amore non si possiede niente e soprattutto nessuno. Bella la scelta del Festival La Bâtie di riproporre lo spettacolo al pubblico in questa 48esima edizione. 

 

Je crois que dehors c’est le printemps

regia Gaia Saitta, Giorgio Barberio Corsetti

con Gaia Saitta

testo Concita de Gregorio

adattamento teatrale Gaia Saitta

collaboratrice artistica Cécile Lassonde

scenografie Giuliana Rienzi

costumi Frédérick Denis

creazione luci Marco Giusti

creazione suono e regia luci Tom Daniels

video Igor Renzetti

regia generale Pierre Ottinger

coproduzione Théâtre National Wallonie-Bruxelles, Les Halles de Schaerbeek, If Human (Bruxelles), Le Manège – Scène Nationale de Maubeuge, Théâtre National de Nice - CDN Nice Côte d’Azur. Con il sostegno del Canton Vaud.

Gaia Saitta è artista associata al Théâtre National Wallonie-Bruxelles.