Hanno ucciso habibi di Shrouq Aila, con la traduzione di Anna Nadotti, edizioni Wetlands afterwords (2025), è una testimonianza diretta del genocidio in atto a Gaza in questi ultimi anni. Come scrive nella postfazione la scrittrice etiope Maaza Mengiste, curatrice anche della collana: «Il miracolo di questo libro è il fatto stesso che esista, e che Shrouq sia riuscita a scriverlo nel mezzo di una delle più violente aggressioni a una popolazione civile di cui siamo stati testimoni nella nostra vita».
Hanno ucciso habibi di Shrouq Aila è stato scritto durante i bombardamenti a Gaza, mentre l’autrice era sfollata e vagava da Nord a Sud del paese per trovare un posto più sicuro per lei e per la figlia, dormendo in tende che non riparavano dalla pioggia, dalla polvere e dalla sabbia. Con la fame che le corrodeva le viscere e la paura di essere un bersaglio facile in una guerra che uccide prevalentemente civili e giornalisti.
Scrive ancora nella postfazione Maaza Mengiste: «La guerra di Israele contro Gaza è diventata il conflitto con la più alta mortalità di giornalisti della storia […], ad agosto 2025 sono più di sessantamila i palestinesi uccisi a Gaza, con una media di ventotto bambini al giorno […]. Duecentoquarantasette giornalisti sono stati uccisi in meno di ventitré mesi».
Mengiste, senza esitazioni, parla chiaramente di genocidio:
«Dico genocidio perché, poco prima che mi mettessi a scrivere queste pagine, L’Associazione Internazionale degli Studiosi del Genocidio (IAGS) ha approvato una risoluzione in cui si afferma che “le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione giuridica di genocidio di cui all’articolo II della Convenzione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio (1948)”. La risoluzione è stata votata dall’86% degli iscritti all’associazione che hanno partecipato al voto».
Ma ritorniamo al libro: Shrouq Aila lo comincia con i momenti belli, l’incontro con il futuro marito, il giornalista Roshdi, il progetto della loro casa, il sogno di avere un figlio o una figlia, poi…, il 7 ottobre 2023 i palestinesi piombano all’inferno. Israele scatena una guerra (quasi) senza precedenti sulla striscia di Gaza, e lei, che da pochi mesi è madre della piccola Dania, dopo aver dovuto abbandonare l’amata casa, che assieme al marito hanno cercato e arredato con amore, sfollata presso la famiglia di lui, scriverà:
«il 22 ottobre 2023, alle 11 del mattino, nel sedicesimo giorno del genocidio, Dania è rimasta orfana. Aveva solo undici mesi. Crescerà senza un ricordo di suo padre».
Vedova e madre, giornalista e quindi obiettivo fisso degli israeliani, Shrouq Aila comincerà la sua lotta per la vita, come tutti i palestinesi in questi mesi. Ma sono soprattutto i suoi interrogativi a fare male a chi legge:
«Penso a mia figlia. Andrà mai in una scuola dotata di pareti? La sua generazione saprà che si può alzare la mano in classe e che quello non è un segno di resa?»
In giro per il paese, oltre a documentare le stragi contro i civili, durante la distribuzione degli aiuti alimentari, l'autrice osserva le strade, gli edifici, le case. Scrive:
«Gran parte delle scuole sono state distrutte. Le poche rimaste sono rifugi sovraffollati o ammassi di rovine. Abbiamo perso due anni scolastici. Abbiamo perso centinaia di studenti. Abbiamo perso insegnanti, biblioteche, laboratori. Mia figlia non sa ancora l’alfabeto, ma riconosce il rumore di un drone. Sa scappare quando sente il sibilo di un razzo».
E ancora:
«E quando la guerra finirà, chi curerà le migliaia di persone mutilate? Chi dirà a un ragazzo che ha perso entrambe le gambe che la sua vita ha ancora un valore? Chi aiuterà una ragazza che ha perso le braccia a intrecciare di nuovo i capelli? Che tipo di futuro attende i deturpati, i sordi, i ciechi, gli ustionati?».
In queste settimane, in cui i riflettori si sono accesi su altri conflitti altrettanto folli e dittatoriali in Oriente, come sapravvivono i palestinesi? Avranno di che mangiare? Come si potrà ricostruire un intero paese e ogni singola preziosissima e unica casa? Chi potrà restituire ad un popolo intero gioia, salute e sogni per il futuro?
È Shrouq Aila a venirci in aiuto, a raccogliere tutti i pezzi di questo racconto, il cui fil rouge è proprio l’amore, per la figlia, per il suo paese, per il suo lavoro e per il suo amato Roshdi:
«Gaza è la fenice. Da sempre. E noi risorgeremo, feriti, zoppicanti, a pezzi, ma non sconfitti».
Tutti coloro che hanno partecipato alla creazione di questo libro, lo hanno fatto a titolo gratuito. Tutti i proventi delle vendite saranno devoluti all’autrice [nda].
Afterwords di Wetlands è la collana dedicata alle voci più innovative dell’Africa e dell’Afrodiscendenza, unica nel panorama editoriale italiano. Si muove tra residenze creative in Laguna, nuove prospettive saggistiche e narrazioni ibride che si intrecciano con la città e l’immaginario di Venezia. Il suo obiettivo è innescare uno scambio culturale con il mondo letterario africano per far emergere prospettive non occidentali sulle più importanti questioni sociali e ambientali contemporanee.