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Scrivere una recensione sull’ultimo libro di Roberto Saviano, scrittore e intellettuale che stimo molto, uno dei pochissimi che parla e scrive di mafia con estrema competenza, ecco, parlare di un suo libro per me è un esercizio ostico; molti, più titolati di me, lo avranno già fatto e probabilmente meglio.

Eppure ho deciso lo stesso di parlare de L’amore mio non muore (Einaudi, 2025), per un semplice motivo: nel silenzio le mafie fanno affari, nel silenzio le mafie possono lavorare con tranquillità, impadronirsi di territori, vite, pezzi di legalità. La guerra in Ucraina, il genocidio dei palestinesi, gli estremismi di destra in tutto il mondo stanno oscurando il dibattito sulle mafie, e questo fa comodo a moltissimi.

L’amore mio non muore è la storia vera di Rossella Casini, una giovane donna, una studentessa universitaria che nel ‘77 incontra a Firenze Francesco Frisina, uno studente calabrese fuori sede, figlio, però, di un uomo legato ad una potente 'ndrina della Piana di Gioia Tauro. I due sono innamoratissimi e si fanno subito grandi promesse d’amore. Eppure, il primo viaggio a Palmi basterà a confermare tutti i dubbi che Rossella nutriva già sulla famiglia calabrese di Francesco, di cui non parlavano mai.

Durante questa prima vacanza estiva in Calabria, nella quale Rossella ha fatto venire pure i suoi genitori, una notte si consuma un omicidio, alcuni "amici" di Francesco si nascondono in casa sua. Al piano inferiore c’è un grande frastuono, alcuni mobili vengono spostati in tutta fretta, un borsone, probabilmente pieno d'armi, giace buttato per terra. I due giovani si svegliano all’improvviso, Francesco scende a vedere cosa sta succedendo, nel frattempo Rossella si veste. Quando Francesco ritorna in camera, tenta di rassicurarla ma lei ha deciso, ha capito e ha deciso che così non le sta bene.

«Dimmi: secondo te io sono un' imbecille? […] Secondo te io non ho capito niente, vero?»

«Capito che?»

«Secondo te io non ho capito chi è il tu’ babbo, cos’è la tu’ famiglia, […]. Te l’ho detto, me ne vado. Io in mezzo a codesta merda non ci voglio mica stare».

Rossella è una persona onesta, ed è attorniata da una famiglia affettuosa e onesta anch’essa, ciononostante, dopo questa prima fuga dalla Calabria, il demone dell’amore per Francesco le farà cambiare idea. Deciderà di restare al fianco dell’uomo che ama sperando forse che prima o poi, per lei, lui avrà la forza di rinnegare la sua famiglia, le sue radici, la sua storia personale, la sua cultura, quella Calabria che non si può ripudiare.

La storia di Rossella Casini non ha un lieto fine, e molti, forse, lo sanno ancor prima di leggere il libro. Il grande merito di Roberto Saviano sta nell’aver raccontato la vita di questa donna, - solo in parte romanzata e i cui dialoghi sono stati creati facendo riferimento a interviste, intercettazioni, inchieste giudiziarie e relative sentenze -, permettendoci di conoscerla, di decifrare i suoi sogni, il concetto d’amore che l’ha imbrigliata, la sua innocenza e, in ultimo, il suo coraggio.

Rossella non fugge e scrive la sua condanna, e ne è assolutamente consapevole.

Mesi fa, abbiamo visto tutti il video e le foto di Roberto Saviano in lacrime in tribunale, dopo la lettura della sentenza d’appello in cui il boss della camorra Francesco Bidognetti veniva condannato; quel boss che da anni lo minacciava a distanza. Saviano dichiarerà nei minuti successivi che i boss, quel boss, la camorra, gli hanno rubato la vita. Non bastano i libri, il successo, i soldi, se non hai più la libertà e hai costretto tutta la tua famiglia a lasciare Napoli e a vivere anonimamente al Nord d’Italia, come lo stesso Saviano ha più volte raccontato. Con il suo primo libro Gomorra, Saviano anni fa scrisse la sua condanna, ma lui non ne era consapevole.

Le lacrime di Saviano, la scomparsa misteriosa di Rossella Casini, e tutti i racconti delle centinaia e migliaia di vittime di mafia, sono un trauma per la società civile. Ma questa stessa società civile riconosce in Saviano (e a tutte le vittime di mafia) la postura dell’uomo valoroso. Roberto Saviano non si piega, non accetta, e così pure Rossella Casini, che vuole sradicare il sistema mafioso dell’arcaica Calabria, vuole cambiare le mentalità e magari riuscire ad amare liberamente il suo Francesco.

Ma le mafie stritolano, distruggono chiunque.

Il pregio del libro sta nel non abbandonare all’oblio la rivolta di Rossella, anzi, dà voce a questa donna, la fa rinascere, la rende, nonostante la mano mafiosa, in qualche modo immortale, l’esatto opposto del progetto ’ndranghetista, che ha nascosto, occultato, silenziato.

Saviano nel testo svela, ricorda, fa urlare Rossella. Anzi come lui stesso scrive nella dedica: «Questa è la mia vendetta per te».